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Nina Simone

Nina Simone
Nina Simone al Montreux Jazz Festival, nel 1976.

Nina Simone (1933-2003) è venuta cinque volte al Montreux Jazz Festival, dal 1968 al 1990, e ha vissuto tre anni nel canton Vaud, sostenuta da Claude Nobs. Uno solo di quei cinque concerti è stato filmato, quello del 3 luglio 1976: è diventato uno dei più visti nella storia del festival.

Nina Simone a Montreux: cinque concerti e tre anni vodesi

Prima di Montreux: da Eunice Waymon a Nina Simone

Eunice Kathleen Waymon nasce il 21 febbraio 1933 nella Carolina del Nord, in una famiglia di otto figli. Canta e suona il piano in chiesa fin da piccolissima, e il suo talento salta agli occhi di tutti.

La comunità religiosa della sua città si tassa per pagarle gli studi di musica. L’obiettivo è chiaro: sarà la prima concertista nera degli Stati Uniti.

Il Curtis Institute di Filadelfia le rifiuta l’ammissione per il colore della pelle. Lei non molla il pianoforte. Impiegata in un negozio di fotografia, si paga da sola lezioni private con Vladimir Sokoloff, proprio l’uomo che avrebbe dovuto essere il suo professore al Curtis.

Per vivere finisce a suonare in un bar di Atlantic City. È lì che si dà un nome d’arte: Nina Simone.

Nel 1955 scopre Billie Holiday. Quella voce la fa passare dalla parte della canzone. Il successo arriva poco a poco: un primo disco la mette in luce, e la sua versione di «I Loves You, Porgy» vende un milione di copie.

Nel 1961 sposa Andy Stroud, che diventa il suo manager. La figlia, Lisa Celeste, nasce l’anno dopo. Nina Simone si impegna allora nella lotta contro la segregazione razziale, poi contro la guerra del Vietnam, e i suoi concerti diventano anche tribune.

1968: il primo concerto, e un pianoforte per la televisione

Il 16 giugno 1968 Nina Simone si esibisce per la prima volta al Montreux Jazz Festival, che è allora soltanto alla sua seconda edizione. Il concerto si chiude con tre bis, verso l’una del mattino. Nella «Feuille d’Avis de Lausanne», lo specialista Michel Denoréaz parla di un «concerto ammirevole» (24 heures).

Lo stesso giorno si presta di buon grado alle richieste della squadra di Carrefour, alla televisione romanda: qualche nota di «The Sound of Silence» di Paul Simon, al pianoforte. Il documento è stato restaurato.

Nina Simone al pianoforte per la trasmissione Carrefour, nel 1968 (RTS).

Il 3 luglio 1976: il concerto che si rivede ancora

Per la decima edizione del festival, torna. Due ore prima del suo recital rifiuta seccamente di presentarsi. La convincono una prima volta, poi il dubbio riprende il sopravvento al momento di salire sul palco. Alberto Mastelli, che racconta la serata su «24 heures», ricorda che esce da due anni passati in Liberia e che quella sera si gioca il futuro.

L’articolo di Alberto Mastelli apparso su «24 heures» il 5 luglio 1976, dopo il concerto. Collection 24 Heures.
L’articolo di Alberto Mastelli apparso su «24 heures» il 5 luglio 1976, dopo il concerto. Collection 24 Heures.© Collection 24 Heures

Quello che dà quella sera somiglia a un temporale. Comincia da concertista classica, con «Little Girl Blue». Interpella la sala: «David, David Bowie, ci sei?» Il vecchio amico non è venuto. Prosegue con «Stars», chiama a raccolta Janis Joplin e Billie Holiday, poi attacca «Feelings» dicendo tutto il male che ne pensa, prima di cantarla comunque.

Rimprovera al pubblico il suo «imbarazzante torpore», ma assapora la libertà totale che le lascia Claude Nobs. Il racconto completo della serata è firmato da Cécile Lecoultre su «24 heures».

Dei suoi cinque passaggi a Montreux, questo è l’unico che sia stato filmato. Un estratto, «I Wish I Knew How It Would Feel To Be Free», ha superato i quindici milioni di visualizzazioni su Facebook.

Un estratto del concerto del 1976, a Montreux.

Gli anni vodesi

All’inizio degli anni Settanta Nina Simone lascia gli Stati Uniti. Disgustata da un paese di cui vede impantanarsi le battaglie, indebolita da un divorzio e dalle finanze, parte per le Barbados, poi per la Liberia. Arriva in Svizzera nel 1976.

Claude Nobs la sistema a Grens, un villaggio della Côte vodese. Iscrive sua figlia Lisa, allora tredicenne, al collegio di La Châtaigneraie, a Founex, una scuola che le aveva raccomandato; la bambina lo chiama «zio Claude». Le trova un banchiere e la programma al festival. Vive, racconta lui, «in una casetta quasi vuota», senza un soldo, e dà lezioni di piano alla gente del villaggio per sopravvivere.

Questi anni sono duri per la bambina. Ancora adolescente, Lisa fugge dalla violenza della madre e raggiunge il padre a New York.

Nell’aprile 1977, sei mesi dopo il suo arrivo a Grens, la giornalista Françoise Gentinetta è la prima a intervistarla, per «L’Ouest vaudois». Descrive una donna sfinita da vent’anni di palcoscenico, venuta lì per riposarsi, e ne traccia un ritratto tutto fragilità. «Si è molto soli quando si raggiunge un certo livello di celebrità», le confida Nina Simone. Da quell’incontro nascerà una lunga amicizia.

Ricorda le telefonate a tarda ora, quando lo supplicava di raggiungerla «per un colpo di blues», e il denaro che consegnava al suo banchiere perché non sprofondasse. «Nina era sola, rovinata, con desideri fuori dal comune. Questo mi toccava.»

Nina Simone e Claude Nobs, ai Chalets de Claude Nobs (Haut-de-Caux), nel 1990.
Nina Simone e Claude Nobs, ai Chalets de Claude Nobs (Haut-de-Caux), nel 1990.© Philippe Dutoit

I suoi tre anni svizzeri sono quelli di un lento scivolamento. Il biografo David Brun-Lambert ricorda, su «Le Temps», che allora non aveva ricevuto alcuna diagnosi: la sua malattia sarà nominata solo più tardi, nei Paesi Bassi, a metà degli anni Ottanta.

La sconosciuta del Chemin Vert, a Prangins

Nina Simone lasciò la Svizzera alla fine degli anni Settanta, ma vi tornò. Nel 1987, di passaggio per il festival, alloggia all’Hôtel du Clos-de-Sadex, a Prangins. È lì che si colloca una scena rimasta nella memoria del luogo, riportata da «La Côte».

Prangins e il suo castello, in riva al Lemano.
Prangins e il suo castello, in riva al Lemano.© Nyon Région Tourisme

Una mattina, verso le cinque, il pescatore Frédéric Clerc trova davanti alla sua barca, in fondo al discreto Chemin Vert, una donna nera in abito da sera. Le consiglia di andare a cambiarsi, cosa che fa, poi la porta sul Lemano. La scena si ripeterà tre volte. È un maître d’hôtel del Clos-de-Sadex a rivelargli il nome della sconosciuta: Nina Simone.

Frédéric Clerc, il pescatore di Prangins che portava Nina Simone sul lago all’alba.
Frédéric Clerc, il pescatore di Prangins che portava Nina Simone sul lago all’alba.© Sigfredo Haro

Sull’acqua, assapora la calma. Un giorno gli chiede un whisky; lui non ne ha e le prepara un «Kafi Luz», il caffè corretto del posto. Per lei, le cinque del mattino erano la fine della giornata: rientravano verso le nove, lei tornava in albergo a dormire, e nel tardo pomeriggio un autista veniva a portarla a Montreux.

1981, 1987, 1990: gli ultimi passaggi

Nina Simone torna ancora tre volte: nel 1981, poi nel 1987 nell’ambito di un concerto Jazz Aid, dove canta un quarto d’ora, e infine nel 1990 per il suo ultimo passaggio a Montreux. Di quest’ultimo concerto Denis Maillefer scrive su «24 heures» che «canta stonata, ma salva la situazione negli strumentali».

«Four Women», al Montreux Jazz Festival, nel 1987.

Canterà ancora a Ginevra, al Victoria Hall, nel 1992. Nel 1993 si stabilisce nel sud della Francia. Vi muore il 21 aprile 2003.

Una notte degli anni Ottanta, un coltello e un palco

John Grandchamp, che allora lavorava al festival, ha raccontato su MyMontreux.ch una serata degli anni Ottanta. Nina Simone doveva salire sul palco e non ne voleva sapere. Claude Nobs gli chiede di scortarla; Grandchamp suggerisce che se ne occupi lui stesso, e Nobs risponde che si è già fatto mordere più di una volta.

Finisce per afferrare un coltello posato su un tavolo e insegue Nobs nel Casino, sotto gli occhi dei clienti. Nobs corre verso il backstage, poi verso il palco.

Quando i due sbucano davanti al pubblico, la sala applaude. Nina Simone prende il microfono che Nobs le tende, lascia cadere il coltello e ringrazia la folla, tutta sorrisi. Nessuno, in sala, ha saputo che cosa era appena successo.

Gli omaggi regolari a Montreux

L’11 luglio 2009, sei anni dopo la sua morte, il festival propone «Sing the Truth: Hommage to Nina Simone». Dianne Reeves, Lizz Wright, Angélique Kidjo e sua figlia Lisa Simone cantano il suo repertorio, accompagnate da diversi suoi ex musicisti: Al Schackman, Christopher «Chris» White, Paul Robinson, Jeremy Berlin e Leopoldo Fleming.

Lisa Simone, riconciliata con la memoria della madre, è tornata a cantare a Montreux il 9 luglio 2016, all’Auditorium Stravinski, questa volta con le proprie canzoni.

Lisa Simone, figlia di Nina Simone, al Montreux Jazz Festival nel luglio 2016.
Lisa Simone, figlia di Nina Simone, al Montreux Jazz Festival nel luglio 2016.© Keystone

Nel 2021 Arte trasmette integralmente il concerto del 1976. Lo stesso anno esce «Nina Simone: The Montreux Years», pubblicato dal Montreux Jazz Festival e dall’etichetta BMG a partire dai nastri conservati da Claude Nobs. Il disco riunisce i suoi cinque concerti montreusini, quelli del 1968, 1976, 1981, 1987 e 1990, e l’edizione CD propone per la prima volta l’integrale del concerto del 1968. È in vendita alla boutique del festival.

Nel 2025 il manifesto del festival è per lei. L’artista londinese Lakwena firma il primo manifesto tipografico della sua storia, tre parole a colori: «All You See Is Glory». La frase viene da «Stars», la canzone di Janis Ian che Nina Simone aveva cantato proprio qui nel 1976 (Montreux Jazz Festival).

Il manifesto del Montreux Jazz Festival 2025, firmato Lakwena: «All You See Is Glory», un verso di «Stars».
Il manifesto del Montreux Jazz Festival 2025, firmato Lakwena: «All You See Is Glory», un verso di «Stars».

Il 3 luglio 2026 la cantante RAYE apre la sessantesima edizione all’Auditorium Stravinski, cinquant’anni giorno per giorno dopo il concerto del 1976. Comincia con «Who Knows Where the Time Goes», che Nina Simone aveva ripreso, prima di far salire Alicia Keys e poi Mark Ronson (comunicato del festival).

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