Montreux Music

Jazz, soul & blues

Charles Lloyd

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Charles Lloyd

Charles Lloyd (nato nel 1938 a Memphis) è uno dei grandi sassofonisti e flautisti del jazz moderno. Il suo nome resterà per sempre legato a Montreux: con il suo quartetto chiuse la primissima edizione del festival, nel giugno 1967, e vi tornò nel corso dei decenni, dall’ardore degli esordi alla serenità della maturità.

Charles Lloyd: l’uomo del primo festival

Giugno 1967: chiudere la prima edizione

Il 18 giugno 1967, il Charles Lloyd Quartet chiude la primissima edizione del Montreux Jazz Festival, al Casino. È il primo artista internazionale che Claude Nobs fa venire: due concerti, il pomeriggio e la sera, davanti a una manciata di spettatori che non sanno ancora di assistere a una nascita.

Al suo fianco, tre musicisti che diventeranno leggende: il pianista Keith Jarrett, il batterista Jack DeJohnette e il contrabbassista Ron McClure. Il lungo « Forest Flower » travolge la sala; la registrazione uscirà molto più tardi in cofanetto. Tutto il festival a venire sta in quella prima sera.

Il sogno di Claude Nobs, e il grande ritorno

Preparando la prima edizione del 1967, Claude Nobs sognava un nome: quello di Charles Lloyd, che la rivista Down Beat aveva appena consacrato « Jazz Artist of the Year ». Il sogno si avverò — e si avverò di nuovo, poiché il sassofonista tornò sul palco di Montreux nel 2013, quasi mezzo secolo dopo.

Charles Lloyd, prima star del festival: racconta come Claude Nobs sognava di invitarlo nel 1967 (Claude Nobs Foundation).

Nel frattempo, Charles Lloyd aveva conosciuto una lunga eclissi. Al volgere degli anni Ottanta, è un giovane pianista prodigio, Michel Petrucciani, a convincerlo a riprendere la strada; Lloyd riparte allora con un nuovo quartetto e ritrova, intatta, la sua ricerca di un suono insieme ardente e sereno.

Charles Lloyd al Montreux Jazz Festival, nel 2003 (RTS).

Al Cully Jazz

Montreux non è l’unico appuntamento della regione ad aver accolto Charles Lloyd. In Lavaux, il Cully Jazz Festival lo annovera tra i grandi nomi passati sui suoi palchi, accanto a Wayne Shorter, Ahmad Jamal o Michel Petrucciani — lo stesso Petrucciani che, all’inizio degli anni Ottanta, aveva contribuito a riportare il sassofonista alla luce.

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