Montreux Music

I costruttori

Claude Nobs

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Claude Nobs

Senza Claude Nobs (1936-2013), Montreux non sarebbe la capitale musicale che conosciamo. Figlio del posto, fondò il Montreux Jazz Festival nel 1967 e, con il suo fiuto e le sue relazioni, vi attirò tutta la storia del jazz, del soul, del rock e del pop. «Funky Claude» entrò nella leggenda del rock nel 1971, quando aiutò gli spettatori a evacuare il Casino in fiamme, episodio immortalato dai Deep Purple in «Smoke on the Water». Ospite impareggiabile, accoglieva i più grandi nei suoi chalet di Caux, arroccati sulle alture, tra fondute e una collezione unica di dischi e juke-box. Montreux gli ha dedicato una statua, una panchina e il viale che costeggia i suoi palace; la Claude Nobs Foundation veglia oggi sulla sua eredità e sugli archivi del festival, iscritti nella Memoria del mondo dell’UNESCO. Dalla fine degli anni Settanta porta il nome di Montreux anche all’estero: Detroit, San Paolo, Atlanta, Tokyo, Singapore… un’avventura che oggi proseguono le edizioni internazionali del festival (Montreux Jazz Festival International).

Claude Nobs: un contabile dell’ufficio del turismo che ha fatto venire il mondo

Territet, 1936: cuoco di formazione

Claude Nobs nasce il 4 febbraio 1936 a Territet, a due passi dal lago. Nulla lo destina alla musica: segue una formazione da cuoco, con un apprendistato a Basilea e un passaggio alla Scuola alberghiera di Losanna, poi diventa contabile all’Ufficio del turismo di Montreux, con Raymond Jaussi.

Molto presto lo abita un’altra passione: i treni. Da bambino passa le giornate alla stazione di Territet, vicinissima a casa sua, e conserverà per tutta la vita il gusto della ferrovia, che più tardi trasporrà collegando i suoi chalet con un trenino in miniatura. I suoi genitori avevano uno chalet al Liboson, sulle alture.

È da questo posto modesto che tutto parte. Appassionato di jazz, si serve del suo impiego per convincere la città che un festival è possibile, in una stazione termale invecchiata, a chilometri dai circuiti del jazz americano. Il mestiere di cuoco non lo lascerà mai: ricevere e nutrire i suoi ospiti resterà la sua firma.

«Le Petit Nobs»: un’infanzia sopra il forno

Claude è il figlio del fornaio Henri Nobs e di Anna Wiedenmayer, un’infermiera zurighese di Altstetten venuta a imparare il francese alla clinica Florimont di Territet, dove conobbe Henri. «O io o la moto», gli disse; fu lei. Il bambino cresce sopra la panetteria di famiglia, nella villa Victoire, poco sotto i suoi futuri uffici del festival. La casa viveva al ritmo del forno e dei grandi alberghi vicini: «Consegnavamo fino a cinquemila panini e croissant al giorno», ricordava (Le Temps).

La vita era «estremamente semplice»: indossava i vestiti smessi del fratello maggiore Jean-Pierre e non aveva giocattoli. «Non me ne lamento: dà valore a ciò che si ha. Mi piace toccare gli oggetti.» Il suo regno era il cassetto delle briciole, dove finivano i dolci rotti: «Quando arrivavo dai miei amici a Montreux-plage con il sacco pieno di briciole, ero un po’ la star. Mi chiamavano le Petit Nobs.»

Claude Nobs bambino, a Territet.
Claude Nobs bambino, a Territet.© Claude Nobs Foundation / Live from Montreux

Fu al Liboson, sulle alture di Montreux, in uno chalet d’alpe dei suoi genitori, che scoprì il jazz «suo malgrado». Suo padre vi aveva portato un grammofono a manovella e una decina di chili di 78 giri alla rinfusa; il bambino li classificava assegnando voti e stelle, e si accorse che dava «sistematicamente tre stelle al jazz». Suo padre lo soprannominava «Duke Ellington», perché batteva il ritmo ascoltando. Il gusto si confermò ascoltando la trasmissione «Pour ceux qui aiment le jazz» di Daniel Filipacchi su Europe 1; il produttore divenne poi suo amico.

Dopo cattivi risultati scolastici, il padre gli diede ventiquattr’ore per scegliere un mestiere. Scelse la cucina, «la cosa meno peggio rispetto alla panetteria», e risultò primo cuoco di Svizzera all’esame di fine apprendistato, a Basilea. «Si capisce che i miei genitori si preoccuparono quando lanciai il festival», riassumeva (Le Temps).

Un giovane Claude Nobs, verso il 1953, ai tempi dell’apprendistato.
Un giovane Claude Nobs, verso il 1953, ai tempi dell’apprendistato.© Claude Nobs Foundation / Live from Montreux

Tre giorni di jazz

Il primo Montreux Jazz Festival si tiene al Casino nel giugno 1967. Tre giorni, una manciata di spettatori e un cartellone che resterà nella storia: il quartetto del sassofonista americano Charles Lloyd, con un giovane pianista di nome Keith Jarrett.

Nobs non lo fece da solo. Fonda il festival con il pianista e conduttore Géo Voumard e il giornalista René Langel, un trio che resterà a lungo al timone.

Claude Nobs con Géo Voumard e René Langel, il trio fondatore del festival, nel luglio 2004.
Claude Nobs con Géo Voumard e René Langel, il trio fondatore del festival, nel luglio 2004.© Arnold Burgherr

Il seguito si spiega con un metodo: Nobs va a cercare gli artisti di persona, li accoglie di persona e li fa tornare. Il festival si allarga presto oltre il jazz, al soul, al blues, al rock e al pop, senza mai cambiare nome. È così che un festival chiamato «jazz» ha accolto anche il rock, il soul e il pop, da Santana a Prince.

Claude Nobs aveva un fiuto raro e un modo di fare fondato sulla fiducia. Nel 1969 invitò i Chicago, il suo primissimo concerto rock; il gruppo gli regalò un manifesto con dedica «al più grande promotore del mondo». Con i Led Zeppelin, conosciuti a Newport, l’accordo fu concluso senza contratto né discorsi di denaro, su una sola frase del loro manager: «Claude, fai in modo che i ragazzi siano felici.» Quanto a Bob Dylan, nel 1994, attraversò il corridoio del Casino in tenuta da ciclista da corsa, bici da corsa in mano, prima di salire sul palco (Claude Nobs, «Le petit prince du jazz», Le Matin, 2011).

Molto presto furono anche i dischi a portare il nome di Montreux nel mondo. Già alla seconda edizione, nel giugno 1968, il trio di Bill Evans vi registrò «Bill Evans at the Montreux Jazz Festival», che vinse il Grammy 1969 per il miglior album jazz strumentale; la sua copertina, ornata da una fotografia del castello di Chillon, ancorò durevolmente il giovane festival al paesaggio lemanico. A appena un anno da inizi dotati di 10.000 franchi di budget, questo riconoscimento internazionale convalidò subito la scommessa di Claude Nobs.

Accogliere John Lennon e Yoko Ono

Alla fine di aprile 1969, John Lennon e Yoko Ono vengono a Montreux per la Rose d’Or, che proietta il loro film « Rape ». Vestiti di bianco, alloggiano al Montreux Palace, dove un giovane Claude Nobs li accoglie all’ingresso dell’hotel. La televisione svizzera filma il loro arrivo per la trasmissione Carrefour; il commento, detto in diretta, non è stato conservato, così le immagini ci restano mute.

Aprile 1969: la passeggiata di John Lennon e Yoko Ono a Montreux, filmata per la trasmissione Carrefour (RTS). L’audio originale manca.

«Funky Claude»

Durante il concerto di Frank Zappa al Casino, uno spettatore spara un razzo di segnalazione nel soffitto di rattan. L’edificio prende fuoco. Una parte del pubblico resta bloccata nel seminterrato: Claude Nobs vi scende e fa uscire le persone.

Claude Nobs e Jean-Paul Marquis durante l’incendio del Casino, il 4 dicembre 1971.
Claude Nobs e Jean-Paul Marquis durante l’incendio del Casino, il 4 dicembre 1971.© Alain Bettex

I Deep Purple, che dovevano registrare in quella sala e osservano la scena dall’altra riva della baia, ne trarranno «Smoke on the Water». Un’intera strofa è dedicata a quell’uomo che entra ed esce dal rogo. È così che un direttore di festival svizzero è diventato, con il nome di «Funky Claude», un personaggio del repertorio rock mondiale.

Nobs non si ferma qui: trova al gruppo un’altra sala, il Pavillon, poi, dopo la loro espulsione per schiamazzi, li lascia sistemarsi al Grand Hôtel de Territet, vuoto per l’inverno. Lì sarà registrato «Machine Head».

Gli chalet di Caux

Sopra Montreux, nella frazione di Caux, Claude Nobs possedeva due chalet, collegati, dettaglio che dice tutto del personaggio, da una rete di treni in miniatura.

È lì che riceveva i suoi ospiti dopo i concerti: fonduta, collezione di dischi e jukebox, discussioni fino all’alba. Più di diecimila musicisti tra i più celebri al mondo vi sono passati, stima Thierry Amsallem, in un’intimità che nessun camerino di festival poteva offrire. Quell’ospitalità non era un supplemento: era la ragione per cui gli artisti tornavano a Montreux. La fonduta era talvolta un affare di famiglia: sua sorella minore, Sylvia, ricorda di averne preparata una per David Bowie e la sua segretaria (RTS, luglio 2013).

Negli chalet vivevano anche i suoi due bovari bernesi, Kiku e Kuki, e uno dei più grandi archivi di musica filmata al mondo. Il bric-à-brac che vi si accumulava raccontava da solo le amicizie di Nobs: un flipper Flash Gordon donato dai Queen, la chitarra Gibson «Lucille» di B.B. King, un’opera di David Bowie, un ritratto di Nobs dipinto da Romero Britto (Reuters, luglio 2010). Freddie Mercury gli aveva anche portato, un giorno, due kimono giapponesi, uno per Nobs e uno per Thierry Amsallem; indossati durante alcune feste, si volava come uccelli nel giardino, ricorda quest’ultimo. Il pianoforte dello chalet, dal canto suo, proveniva dall’appartamento di Freddie Mercury a Les Tourelles, a Territet.

La passione per i treni

La passione ferroviaria di Claude Nobs non lo ha mai lasciato. Thierry Amsallem, suo compagno e presidente della fondazione che porta il suo nome, racconta il suo debole per i treni a vapore, la cui meccanica gli ricordava ritmi musicali. Nobs incoraggiava le star del festival a salire ai suoi chalet di Caux in treno: Miles Davis, B.B. King, Quincy Jones e molti altri presero così la linea Montreux–Rochers-de-Naye. Il suo grande scherzo era assicurare loro che, per ridiscendere a Montreux, bisognava prendere il binario 2… quando ce n’è uno solo.

Allo chalet, un vasto spazio era dedicato a un plastico ferroviario magnifico e complesso. Olivier Français, padre della metropolitana losannese M2, ricorda di avervi provocato un piccolo incidente ferroviario in miniatura, che Nobs riparò sorridendo. È lo stesso spirito che collegava i suoi due chalet, Le Picotin e Le Grillon, con un trenino in miniatura.

Claude Nobs e i suoi trenini, in uno dei suoi chalet di Caux, nel 2001.
Claude Nobs e i suoi trenini, in uno dei suoi chalet di Caux, nel 2001.© Claude Nobs Foundation / Live from Montreux

Nel giugno 2015, la compagnia GoldenPass ha reso omaggio a questa passione: ha dedicato a Claude Nobs la sua automotrice 301 e una fermata della linea Montreux–Glion–Caux–Jaman–Rochers-de-Naye, ribattezzata « Haut-de-Caux, Vers-chez-Claude », a pochi passi dai suoi chalet. I suoi due bovari bernesi, Kiku e Kuki, ricevettero persino un abbonamento a vita sulla linea: seguivano gli escursionisti fino ai Rochers-de-Naye e, troppo stanchi per ridiscendere a piedi, tornavano in treno, ormai senza fare i furbi. Una panchina interattiva, in riva al lago vicino al Casino, oggi lo fa parlare dei suoi treni.

Le amicizie che hanno fatto il festival

La rubrica di Claude Nobs non era uno schedario: erano amicizie, coltivate per decenni. B.B. King, venuto ventitré volte, Ella Fitzgerald, Etta James o Aretha Franklin tornavano perché era lui stesso ad andarli a cercare e ad accoglierli in casa sua.

Jamiroquai con Claude Nobs al Montreux Palace: il cantante gli regalò uno dei suoi accessori.
Jamiroquai con Claude Nobs al Montreux Palace: il cantante gli regalò uno dei suoi accessori.© Claude Nobs Foundation

La più decisiva fu quella con Quincy Jones. Il produttore divenne direttore artistico del festival dal 1991 al 1993 e tornò quasi ogni estate fino alla morte, nel novembre 2024; amava definire Montreux la «Rolls-Royce dei festival musicali». Fu anche questo legame a portare a Montreux Miles Davis, per il suo ultimo concerto nel luglio 1991.

Claude Nobs e Quincy Jones, direttore artistico del festival all’inizio degli anni Novanta.
Claude Nobs e Quincy Jones, direttore artistico del festival all’inizio degli anni Novanta.© Claude Nobs Foundation / Live from Montreux
«One Day With Claude Nobs» (2006), un ritratto di Claude Nobs durante il festival, di Pierre-Yves Borgeaud.

Fu Nesuhi Ertegün, il capo della Atlantic Records, ad aprirgli le porte dell’industria: nel 1973 lo assunse alla WEA International (Warner), dove Claude Nobs rimase fino al pensionamento nel 2001, mantenendo un accesso diretto ai più grandi artisti (Live from Montreux). Ma lo spirito del festival nasceva soprattutto dalla sua visione: «Claude ha concepito il festival per gli artisti; venivano per Montreux e improvvisavano molto», riassume il suo compagno Thierry Amsallem (« L’invité », TV5MONDE).

Nel luglio 1970, una telecamera della RTS colse Claude Nobs e il suo complice di sempre, il pianista blues Champion Jack Dupree, in un’improvvisazione scatenata per i bagnanti della piscina del Casino. Quell’anno, il contratto di Champion Jack, ottimo cuoco, prevedeva che cucinasse se il pubblico aveva fame, o che suonasse se non aveva appetito. Anni dopo, ricambiò l’amicizia di Claude Nobs venendo a suonare per gli ospiti della casa di riposo di Burier, dove vivevano i suoi genitori (RTS, regia di Pierre Matteuzzi e Christian Zeender).

Claude Nobs e Champion Jack Dupree alla piscina del Casino, luglio 1970 (RTS).

Il suo compagno Thierry Amsallem ricorda una sera di fuochi d’artificio in riva al lago, quando Freddie Mercury e David Bowie volevano piazzarsi a cinquanta centimetri dai tubi di lancio, a rischio di prendersi un razzo in faccia: «Avevo lo stomaco stretto. Claude rideva. Non aveva paura di niente.» Il massimo divertimento possibile, in ogni circostanza, restava il suo motto («Montreux Jazz Festival, 50 Summers of Music», Arnaud Robert, 2016).

«Non ho mai preso uno stipendio»

Claude Nobs non trasse mai un reddito dal festival stesso: visse di un impiego parallelo, in particolare quasi trent’anni alla guida di WEA Svizzera, la filiale dell’etichetta che riunisce Warner, Elektra e Atlantic. «Come tutti avrei voluto essere un musicista», confidava. «Sono diventato solo un cattivo armonicista dilettante. Ma poi ho scoperto di avere un modo per ottenere contatti privilegiati con i musicisti» (Reuters, luglio 2010).

Il «cattivo armonicista dilettante» sul palco accanto a Etta James, nel 1993.
Il «cattivo armonicista dilettante» sul palco accanto a Etta James, nel 1993.© Claude Nobs Foundation / Live from Montreux

Il budget del festival è passato da 10.000 franchi svizzeri nel 1967 a circa 20 milioni, impiegando 1.200 persone durante il festival e 16 collaboratori fissi tutto l’anno. Nobs metteva la qualità prima del profitto e rifiutava le grandi capienze: «Non mi è mai piaciuta l’idea di 50.000 persone nello stesso posto. Ho troppo rispetto per il pubblico. Voglio che il suono sia perfetto e l’immagine perfetta, non un posto dove la gente fuma, beve, parla e la musica è solo un contorno.»

Questa scommessa sulla fiducia più che sui numeri lo portò a puntare in grande: nel 2009 spese più che mai per un solo artista pur di convincere Prince a suonare due rare date, che esaurirono i 4.000 posti della sala principale in pochi minuti, per un cachet secondo le voci a sette cifre. «Quando ho fatto venire Prince, nessuno capiva cosa stessi facendo. Tutti pensavano fosse suicida», ricordava. «Ma se non facessi le cose in cui credo fortemente, forse sarei ancora cuoco.»

La scomparsa e l’eredità

Claude Nobs muore il 10 gennaio 2013, per le conseguenze di un incidente sugli sci di fondo avvenuto vicino ai suoi chalet. Aveva diretto il suo festival per quarantasei edizioni e ne aveva preparato la successione: la direzione è da allora affidata a Mathieu Jaton.

Nel 2013 la 47ª edizione, la prima senza di lui, si chiuse con un omaggio orchestrato da Quincy Jones. Lo stesso anno Montreux ribattezzò una parte della sua Grand-Rue in Avenue Claude Nobs, l’arteria che passa davanti al 2M2C, al parco Vernex e ai lungolaghi del festival. La città gli ha dedicato anche una statua, con la sua armonica, e una panchina di fronte al lago.

La statua di Claude Nobs, sui lungolaghi di Montreux.
La statua di Claude Nobs, sui lungolaghi di Montreux.
«They All Came Out to Montreux» (2022), il trailer della serie documentaria su Claude Nobs e il suo festival.
Luglio 2013, il primo festival senza di lui: ritratto di un appassionato che era anche un abile uomo d’affari, con sua sorella, René Langel, Pierre Grandjean ed Emmanuel Gétaz (RTS).

Il suo compagno per venticinque anni, Thierry Amsallem, ha creato nel 2014 la Claude Nobs Foundation, riconosciuta di pubblica utilità, per far vivere i suoi archivi e i suoi valori. Con l’EPFL, prosegue la digitalizzazione di più di undicimila ore di concerti filmati e registrati dal 1967 da Montreux Sounds, la sua società di produzione, iscritte nel 2013 nel registro Memoria del mondo dell’UNESCO. Riunisce anche la « Funky Claude All Star Band », una trentina di musicisti che si ritrovano a Caux, a Zurigo e negli Stati Uniti.

Durante la sua vita Claude Nobs era stato premiato ben oltre Montreux: dottore honoris causa dell’EPFL, « uomo dell’anno » 2007 al Midem di Cannes, commendatore dell’ordine francese delle Arti e delle Lettere, cittadino onorario di Atlanta e di New Orleans, e borghese onorario di Montreux.

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