Rock & metal
Queen

Fu a Montreux che i Queen misero stabilmente radici. Conquistati durante la registrazione dell’album «Jazz» nel 1978, l’anno seguente il gruppo acquistò i Mountain Studios, ospitati nel Casino, e ne fece il proprio punto di riferimento: sette album vi nacquero tra il 1978 e il 1995, da «Jazz» a «Made in Heaven». Fu qui che, nel 1981, da una sessione improvvisata con David Bowie, nacque il successo «Under Pressure». Dopo la morte di Freddie Mercury, i tre membri superstiti completarono «Made in Heaven» a Montreux, scegliendo per la copertina la statua del cantante stagliata sul Lemano al crepuscolo. Oggi la mostra Queen: The Studio Experience fa rivivere quegli anni nello studio originale, mentre il muro d’omaggio vicino si copre incessantemente di messaggi dei fan venuti da tutto il mondo.
Queen & i Mountain Studios: vent’anni sulle rive del Lemano
La scoperta di Montreux
I Queen arrivarono a Montreux nell’estate del 1978 per terminare l’album «Jazz» ai Mountain Studios. David Bowie, stabilitosi sulle alture di Blonay dal 1976, avrebbe registrato «Lodger» nello stesso studio pochi mesi dopo.
La primissima prova del gruppo a Montreux non si tenne però ai Mountain Studios, bensì in una piccola École de ballet chiusa per l’estate, il cui uso fu concesso solo a condizione che si trattasse di «un quartetto di musicisti venuti a lavorare un po’». Brian May vi fece risuonare la sua Red Special in un amplificatore Mesa Boogie e nei suoi fedeli AC30. Il fotografo Peter Hince catturò la scena nel 1978 e ricorda: «Il pianoforte a coda Steinway di Fred, oltre una tonnellata con il suo enorme flight case, ha danneggiato seriamente un parquet antico.»

Nel 1978, un garden party riunisce il gruppo nei giardini dell’Hôtel Eden au Lac, in riva al lago. Il fotografo Peter Hince ve lo coglie, rilassato, tra il parco e il lungolago.
«Bicycle Race» e il Tour de France
Nell’estate del 1978, i Queen registravano l’album «Jazz» ai Mountain Studios, all’interno del Casinò in riva al lago. Il 19 luglio, la diciottesima tappa del Tour de France collegava Morzine a Losanna costeggiando il Lemano: i corridori passarono lungo il quai di Montreux, e il gruppo interruppe un momento le sessioni per guardare la corsa.
Secondo Lucien Muller, che accompagna gli ammiratori del gruppo alla scoperta della città con i suoi Freddie Tours, fu questo passaggio a dare a Freddie Mercury l’idea di «Bicycle Race» (watson.ch, Ralf Meile, 17 luglio 2024). La guida precisa che circolano più versioni, alcune collocano il cantante sul balcone del Montreux Palace, e che nessuno può dire con certezza dove né come gli venne l’idea.
Il brano uscì nell’ottobre 1978, come singolo a doppia facciata con «Fat Bottomed Girls». Molti vi hanno sentito un’ode alla libertà, altri un gioco di parole; il singolo fu certificato oro nel Regno Unito e platino negli Stati Uniti.
Il videoclip, dal canto suo, fece molto rumore. Fu girato allo stadio dei levrieri di Wimbledon, a Londra, dove sessantacinque giovani donne nude disputavano una corsa in bicicletta. Quando l’azienda che aveva noleggiato le biciclette venne a sapere l’accaduto, chiese di che cambiare tutte le selle (Le Messager, 5 marzo 2022).

I Mountain Studios
Fondati nel 1975 da Anita Kerr e Alex Grob all’interno del Casino di Montreux, i Mountain Studios furono progettati dall’ingegnere Tom Hidley e dotati di una console Neve 8048. Furono tra i primi studi al mondo a sincronizzare due registratori a 24 piste, per un totale di 48 piste. Il Casino che li ospita era appena stato ricostruito: il 4 dicembre 1971, un razzo di segnalazione sparato durante un concerto di Frank Zappa aveva incendiato il vecchio edificio, un rogo che i Deep Purple immortalarono in «Smoke on the Water».

Il luogo attira presto i nomi più grandi. Prima e dopo i Queen, vi registrano David Bowie, Led Zeppelin, AC/DC, Iggy Pop, Chris Rea, Bryan Ferry, Stan Getz, Nina Simone, i Rolling Stones, Yes o Rick Wakeman, senza contare i concerti del Montreux Jazz Festival e i gala televisivi della Rose d’Or (Mercury Phoenix Trust).
Il 15 luglio 1979 i Queen acquistarono lo studio e ne fecero il loro punto di riferimento. L’ingegnere David Richards ne divenne il pilastro: entrato ai Mountain Studios alla loro apertura, ne fu capo tecnico del suono a 21 anni, ne acquistò i muri nel 1993 e coprodusse gli ultimi quattro album del gruppo, «A Kind of Magic» (1986), «The Miracle» (1989), «Innuendo» (1991) e «Made in Heaven» (1995).

David Richards ha conservato il ricordo del loro primo incontro, durante le sedute di «Jazz» condotte con l’ingegnere Roy Thomas Baker: «La primissima volta che li ho incontrati è stato quando vennero a fare l’album Jazz qui. Fu allora che decisero anche di comprare lo studio, e mi ritrovai con un nuovo datore di lavoro. Avevo nuovi capi: i Queen.»
Sette album registrati (almeno in parte) a Montreux
Sette album dei Queen portano il segno di Montreux, in tutto o in parte: «Jazz» (1978), «Hot Space» (1982), «The Works» (1984), «A Kind of Magic» (1986), «The Miracle» (1989), «Innuendo» (1991) e «Made in Heaven» (1995).
Montreux fu anzitutto per i Queen un luogo di lavoro e di vita. Le loro due apparizioni pubbliche in città, nel 1984 e nel 1986, ebbero luogo nell’ambito della Rose d’Or, un festival televisivo che oggi non esiste più.
Nel 2022, preparando una riedizione di «The Miracle», il team d’archivio dei Queen ritrova un brano dimenticato delle sedute del 1988, tenute in parte ai Mountain Studios: «Face It Alone», sorretto dalla voce di Freddie. Pubblicato il 13 ottobre 2022, è la prima canzone inedita del cantante uscita in otto anni. Roger Taylor vi vede «un piccolo gioiello che avevamo un po’ dimenticato», e Brian May «qualcosa di bello e commovente». Il video, diretto da Simon Lupton, vi ricrea i Mountain Studios di Montreux.
1978Jazz
1982Hot Space
1984The Works
1986A Kind of Magic
1989The Miracle
1991Innuendo
1995Made in Heaven
«Under Pressure», con David Bowie
Nell’estate 1981 i Queen lavorano ai Mountain Studios. David Bowie, che vive allora sulla Riviera, passa in studio. La visita si trasforma in una seduta di lavoro, e la seduta in un’improvvisazione collettiva.
Claude Nobs ha raccontato un’altra versione della serata: un barbecue ai suoi chalet, una proposta lanciata verso mezzanotte di scendere in studio, e i musicisti che risalgono due ore dopo con il brano. I due racconti coincidono sull’essenziale, non c’era nulla di previsto.
La linea di basso di John Deacon, quattro note e un silenzio, è una delle più riconoscibili del rock, ed è stata registrata a Montreux. Bowie e Freddie Mercury si rispondono al canto, spingendosi a vicenda.
Il singolo esce il 26 ottobre 1981 e sale in testa alle vendite britanniche. Figurerà su «Hot Space» (1982). È l’unico brano che i Queen e David Bowie abbiano firmato insieme.
Sul palco, i Queen lo hanno suonato senza di lui. La versione filmata al Forum di Montréal, nel novembre 1981, è quella che si rivede più spesso: Freddie Mercury vi sostiene da solo le due voci.
Claude Nobs, da parte sua, ne conservava una versione più semplice: una sera invita i Queen e David Bowie a casa sua per un barbecue; a mezzanotte propone ai musicisti di scendere in studio; ci vanno, tornano due ore dopo, e «Under Pressure» è nato.
I Queen al festival della Rose d’Or nel 1984
Si dimentica spesso che Montreux ha a lungo ospitato un secondo grande appuntamento: la Rose d’Or, festival televisivo e di varietà il cui versante pop attirava ogni primavera le star internazionali. I Queen vi vennero due volte, nel 1984 e nel 1986.
Il 12 maggio 1984, al Petit Palais, il gruppo interpreta quattro brani del suo album «The Works»: «Radio Ga Ga», «Tear It Up», «It’s A Hard Life» e «I Want To Break Free».
Non si tratta di un concerto in senso stretto: l’esibizione è in playback, come voleva l’uso televisivo. Le immagini saranno riprese nel 2003 nella raccolta «Greatest Video Hits 2».
I Queen al festival della Rose d’Or nel 1986
Due anni dopo, l’11 maggio 1986, i Queen tornano per la terza edizione del versante rock della Rose d’Or, questa volta al Casino di Montreux.
Il gruppo vi interpreta quattro brani: «One Vision», «A Kind of Magic», «Friends Will Be Friends» e «Hammer to Fall». Quel giorno Freddie Mercury indossa la sua celebre canotta «Gold’s Gym».
Il ricevimento per la stampa a bordo dell’«Italie»
La vigilia di questo passaggio sul palco, il 10 maggio 1986, il gruppo aveva ricevuto la stampa internazionale a bordo dell’«Italie», un battello del 1908 noleggiato dal loro manager Jim Beach, per una crociera sul Lemano. La festa era dedicata al nuovo album, «A Kind of Magic».
Tra gli invitati c’erano Mark O’Toole dei Frankie Goes To Hollywood e il cantante Belouis Some. La giornata ha lasciato numerose fotografie, ed è una delle rare volte in cui i Queen si sono mostrati così a lungo in pubblico a Montreux.
Per fare scalpore, alcune artiste del cabaret Hungaria si erano mescolate agli invitati prima di spogliarsi al momento convenuto; l’indomani la stampa internazionale parlò solo di questo «incidente». L’aneddoto è riferito da Vicky Vocat, che ne fu testimone.
Gli ultimi mesi di Freddie Mercury
Freddie Mercury possedeva un appartamento a Montreux, a Territet. Ma fu ai Mountain Studios, nel Casino, che registrò la sua ultimissima traccia vocale, nel maggio 1991, pochi mesi prima della sua morte, il 24 novembre 1991.
Una targa a terra segna ancora oggi quel punto preciso, nell’ex studio.
I Queen a Montreux, fuori dallo studio
Fuori dallo studio, i Queen vivevano a Montreux come a casa. Il gruppo affittava la Duck House, una villa in riva al lago a Clarens il cui piccolo capanno per le barche compare sulla copertina di «Made in Heaven». Sulle alture, Claude Nobs accoglieva i musicisti nei suoi chalet.

Il gruppo aveva i suoi tavoli. Cenava spesso a La Rouvenaz, dove Freddie sedeva al tavolo 19, andava almeno due volte alla settimana, durante le sessioni, da Denis Martin, allora a Yvorne, e apprezzava i rösti della brasserie La Bavaria, vicinissima allo studio. Per rilassarsi, i Queen varcavano la porta del Funky Claude's Bar, al Montreux Palace, allora chiamato Harry’s Bar. La gerente del bar, Tania Gauger, ha raccontato quelle notti in un’intervista del 2007 (Montreux Celebration): il gruppo arrivava dopo le registrazioni, tra mezzanotte e l’una del mattino, e la serata proseguiva a volte a casa sua, davanti agli spaghetti che Roger Taylor chiedeva alle quattro del mattino.
Lo studio diventato museo
I Queen tengono lo studio fino all’inizio del 1993, poi lo vendono a David Richards, il loro ingegnere del suono di sempre. Lo studio stesso lascia i locali nel 2003, per lavori. Alla morte di Richards, nel dicembre 2013, il luogo rinasce in un’altra forma.
Il 2 dicembre 2013, Giornata mondiale contro l’AIDS, Brian May e Roger Taylor inaugurano «Queen: The Studio Experience», un’esposizione gratuita a favore del Mercury Phoenix Trust. È affidata a Greg Brooks, archivista ufficiale del gruppo, progettata dall’agenzia Marmalade London e resa possibile dalla Fondation du Casino Barrière de Montreux, tra le mura stesse in cui lo studio era nato (Mercury Phoenix Trust).
Le sale originali vi sono state ricreate fedelmente. Vi si trovano testi manoscritti, strumenti e costumi dei membri del gruppo, e scatole di nastri che portano ancora, a volte, il titolo originale di un brano prima che cambiasse.
Il cuore dell’esposizione è la sala di controllo. Vi si vede il microfono che Freddie usò per le sue ultime voci, ci si può sedere nella poltrona in cui lavorava allora, e prendere il controllo della console di David Richards per comporre il proprio mix di un brano di «Made in Heaven»: tenere solo il piano e i cori, o la sola voce di Freddie. Una targa a terra segna il punto esatto dove si trovava.
All’esterno, il muro e la porta originali si coprono dei messaggi dei visitatori, invitati a firmarli: è il Queen Tribute Wall. È ciò che racconta il film qui sotto.
I Freddie Days, ogni settembre
Molto tempo dopo la scomparsa di Freddie Mercury, Montreux continua a far vivere l’eredità dei Queen. Ogni anno attorno al 5 settembre, i Freddie Days riuniscono attorno alla sua statua fan venuti da tutto il mondo. Nel 2026 l’edizione ha celebrato gli 80 anni della nascita del cantante e i 30 anni del monumento, sotto una valanga di fiori, palloncini dorati e messaggi.
Questi luoghi sulla mappa
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