Jazz, soul & blues
Stevie Wonder

Stevie Wonder (nato nel 1950), genio della Motown dai venticinque Grammy, è una delle più grandi voci del soul. La sua venuta al Montreux Jazz Festival nel 2014 ha realizzato uno dei sogni più cari di Claude Nobs.
Stevie Wonder: un sogno di Claude Nobs
16 luglio 2014: il sogno di Claude Nobs
Portare Stevie Wonder a Montreux fu uno dei sogni più tenaci di Claude Nobs. Per anni il fondatore aveva cercato di convincere l’artista, invano: una lunga serie di appuntamenti mancati. Nobs si spegne nel gennaio 2013; diciotto mesi dopo, il 16 luglio 2014, Stevie Wonder sale finalmente sul palco dell’Auditorium Stravinski, per la 48ª edizione.
La serata è per forza speciale. Il direttore del festival, Mathieu Jaton, la apre, poi lascia la parola a Quincy Jones, vecchio amico di Nobs, che dedica il concerto alla sua memoria e chiede un minuto di silenzio prima di scaldare la sala. Il pubblico svizzero, che detesta i ritardi, fischia un po’: la star si fa attendere quasi tre quarti d’ora. Ma quando le luci si spengono finalmente, tutto è perdonato.
Due ore di Motown
Alle 21.15, Stevie Wonder raggiunge da solo il centro del palco, il suo sintetizzatore portatile in mano, gli occhiali che rimandano i riflessi del Lemano, e lancia a tutta potenza « How Sweet It Is (To Be Loved By You) », una cover di Marvin Gaye. Poi parla a lungo: dedica il concerto a Claude Nobs, celebra coloro che lo hanno ispirato, saluta Quincy Jones come un fratello e un padre, evoca Michael Jackson e trasforma la sala in un coro.
Poi la musica riprende i suoi diritti. « Master Blaster » e poi « Higher Ground » sono sorretti da un’orchestra di impressionante precisione. Stevie si siede al piano, fa risuonare la sua armonica per la prima volta della serata, poi inserisce una versione soul e funky di « Day Tripper » dei Beatles. Quincy Jones è seduto sul bordo del palco: si attacca « Killer Joe », uno standard di Benny Golson, in cui il cantante si diverte a inserire frammenti di « Billie Jean » e « Rock With You ».
Seguono un ammiccamento a « Giant Steps » di John Coltrane, un « Michelle » ancora preso in prestito dai Beatles, poi la grande traversata della sua opera: « Overjoyed », « You Are the Sunshine of My Life », « Don’t You Worry ’Bout a Thing » dai colori cubani, « Sir Duke », « I Wish », « Living for the City ». La serata si chiude su « As » e « Superstition », alle 23.35, senza bis: non ne serviva. Accanto a Pharrell Williams, Stevie Wonder avrà firmato uno dei vertici della 48ª edizione, e l’omaggio finalmente reso all’amico che tanto lo aveva sperato.


