Montreux Music

Jazz, soul & blues

Ray Charles

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Ray Charles

Ray Charles (1930-2004), il «Genius», colui che fuse gospel, blues e country fino a inventare il soul, si è esibito quattro volte al Montreux Jazz Festival, in tre edizioni: il 13 luglio 1978 e il 16 e 17 luglio 1991 al Casino, poi il 19 luglio 1997 all’Auditorium Stravinski. Quest’ultimo concerto è diventato il più noto: settantatré minuti, diciotto brani, con la sua orchestra diretta dal sassofonista Al Jackson e le Raelettes. Pubblicato in video e poi in Blu-ray, resta uno dei documenti più visti degli archivi del festival.

Ray Charles a Montreux: quattro concerti, diciannove anni di distanza

Settantatré minuti

Ray Charles ha suonato quattro volte a Montreux, in tre edizioni del festival: il 13 luglio 1978 al Casino, poi due sere di seguito il 16 e 17 luglio 1991, sempre al Casino, e infine il 19 luglio 1997, stavolta all’Auditorium Stravinski, la grande sala inaugurata quattro anni prima. Quest’ultimo concerto è quello che si conosce, perché è stato filmato e pubblicato.

Ha sessantasei anni. Sul palco, la sua grande orchestra è diretta dal sassofonista Al Jackson, e le Raelettes, le sue storiche coriste, lo accompagnano. Diciotto brani in settantatré minuti.

Il programma offre ovviamente i monumenti («Georgia on My Mind», «What’d I Say», «I Can’t Stop Loving You», «Busted») ma anche scelte meno prevedibili: «Scotia Blues», uno strumentale di Oscar Peterson, e «Watch Them Dogs» cantata con le Raelettes.

Il film e il busto

Il concerto del 1997 è stato pubblicato in video, poi in DVD e Blu-ray con il titolo «Live at Montreux 1997».

Il suo busto, opera di Marco Zeno donata da Barbara J. Riley a Claude Nobs, lo mostra alla tastiera, la testa rovesciata dal riso; il suo nome è inciso sui tasti. Si trova nel giardino del Montreux Palace, accanto a quelli di Aretha Franklin, Ella Fitzgerald, B.B. King, Carlos Santana e Quincy Jones.

Il busto di Ray Charles, alla tastiera, il nome inciso sui tasti, nel giardino del Montreux Palace.
Il busto di Ray Charles, alla tastiera, il nome inciso sui tasti, nel giardino del Montreux Palace.© Visit Montreux

«Era grande come Armstrong»

Il cantante Henri Salvador, che aveva conosciuto Ray Charles a Montreux, ne ha lasciato una testimonianza commossa. «Ray Charles l’ho conosciuto da voi, a Montreux», raccontava. I due cantarono un duetto per le Victoires de la musique: poiché Salvador parlava male l’inglese, Ray gli disse «Nessun problema, prendiamone una delle tue!». Salvador intonò «Le blues du dentiste», di Boris Vian, e Ray improvvisò all’istante. «Magistrale.»

«Ray Charles non è stato seguito quanto meritava. Appartiene, come Miles, come Armstrong, a quei musicisti così grandi, così in anticipo, che la loro influenza è difficile da misurare», continuava Salvador, sottolineando quanto pochi sapessero che questo showman era «un compositore fenomenale», con radici piantate nel gospel.

Conservava anche il ricordo del suo umorismo: «Un giorno mi disse: io sono cieco e musicista, la mia vita è visitare alberghi, dare concerti e fare l’amore.» Un umorismo «meraviglioso, nero per forza», in un uomo «molto semplice e buongustaio».

Atlantic e Ahmet Ertegun, che lo rivelò

La carriera di Ray Charles deve molto a un uomo: Ahmet Ertegun, figlio di un diplomatico turco, che nel 1947 aveva fondato con il fratello Nesuhi l’etichetta Atlantic. «A quel tempo ero l’unica persona che amava Ray Charles. Comprai il suo contratto senza averlo mai visto, dopo una sola canzone», raccontava Ertegun. È alla Atlantic che esce «What’d I Say».

Ertegun componeva anche, sotto lo pseudonimo di A. Nugetre (il suo nome al contrario), per il piacere di sentire Ray cantare i suoi brani, come «Mess Around». Nel suo ufficio newyorkese troneggiava, incorniciato, l’assegno dei primissimi diritti d’autore di Ray Charles.

Il Montreux Jazz Festival rese omaggio ai fratelli Ertegun nel 2006. Ancora prima di creare il suo festival, Claude Nobs aveva bussato alla loro porta e ne aveva ottenuto tutto: artisti, un impiego e una rubrica di indirizzi che gli avrebbe cambiato la vita.

Video

«A Song for You», dal vivo a Montreux (1997)

«Busted», dal vivo a Montreux (1997)

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