Musica classica
Barbara Hendricks

Barbara Hendricks, nata nel 1948 a Stephens, in Arkansas, è un soprano americano di fama mondiale che ha lungamente vissuto a Territet, nel comune di Montreux. Figlia di un pastore, canta dapprima i negro spirituals della chiesa metodista prima di scoprire il jazz, poi, terminati gli studi di chimica, parte a studiare canto a New York. Rivelata all’Opera di San Francisco nel 1974, conduce un’immensa carriera lirica sotto la bacchetta di Karajan, Bernstein, Barenboim o Karl Böhm. È a Montreux, accanto a Claude Nobs, che si apre al jazz e al blues, a partire da un concerto memorabile nel 1994.
Barbara Hendricks, un soprano a Territet
Dall’Arkansas ai grandi palcoscenici
Nata nel 1948 a Stephens, in Arkansas, Barbara Hendricks cresce in una famiglia di pastori, con un’educazione molto severa. Si forma dapprima nei canti metodisti della parrocchia, poi scopre il jazz a scuola. Dopo quattro anni di università e un diploma di matematica e chimica, parte a studiare canto alla Juilliard School di New York, con il mezzosoprano Jennie Tourel. I suoi genitori, che si erano tanto sacrificati per darle un’istruzione, credono dapprima che abbia perso la testa.
La sua prima apparizione pubblica avviene nel 1974, all’Opera di San Francisco. Inizia allora una carriera internazionale, in particolare nel ruolo di Susanna nelle « Nozze di Figaro », e si esibisce sui più grandi palcoscenici, dalla Scala all’Opéra di Parigi. Conserva un ricordo commosso del suo debutto berlinese in quel ruolo: giovane sconosciuta, era circondata dal direttore Daniel Barenboim e dai cantanti Dietrich Fischer-Dieskau e José van Dam. Canta poi sotto la direzione di direttori leggendari, Herbert von Karajan, Leonard Bernstein, Carlo Maria Giulini o Karl Böhm, dai quali dice di aver imparato molto. Conta oltre centotrenta registrazioni e nel 2006 fonda la propria casa discografica, Arte Verum, per preservare la sua indipendenza artistica.
Territet, la Riviera scelta
Negli anni 1980, dopo un furto a Parigi, Barbara Hendricks e la sua famiglia cercano un ambiente più tranquillo per i loro figli. Un amico propone di affittare loro la sua casa vodese: sarà Territet, sugli alti lungolaghi di Montreux. « Non sono io ad aver scelto la Svizzera, è quasi come se lei avesse scelto me », confida.
Conosceva già la regione, dove da giovanissima aveva dato recital per una piccola società di musica da camera di Vevey. « Ogni volta al ritorno, quando il treno usciva dal tunnel e si vedeva la Riviera, ci dicevamo: Dio esiste! » Nel 1990 il Comune di Montreux le conferisce la sua « Reconnaissance », distinzione che premia le personalità che lo illustrano nelle arti, nella cultura, nelle scienze o nella tecnica, accanto a Yehudi Menuhin, Henri Salvador o al comico Emil. Oggi stabilitasi in Svezia, ha mantenuto la nazionalità svizzera e vota coscienziosamente nel Paese.
Il jazz e il blues, grazie a Claude Nobs
Il suo repertorio lirico è immenso, « Il flauto magico » di Mozart, le melodie francesi, la Mélisande di Debussy, ma è a Montreux che prende un’altra svolta. Stabilitasi vicinissima a Claude Nobs, da cui passa spesso durante le passeggiate familiari della domenica, si lascia convincere dal fondatore del festival a esplorare il jazz e il blues: nel 1994 tiene un concerto eccezionale in omaggio a Duke Ellington. « Era come suonare musica da camera », dice.

Il legame con Claude Nobs non si è mai spezzato. Dopo la sua morte, nel gennaio 2013, torna a cantare all’Auditorium Stravinski, l’8 febbraio 2013, per rendergli omaggio, accompagnata al pianoforte da Mathias Algotsson.
Il blues l’ha raggiunta attraverso le sue radici, i negro spirituals cantati nella chiesa di suo padre, per il quale era però « la musica del diavolo ». Per esplorare questa tradizione che conosceva poco, si immerge nelle registrazioni realizzate negli anni 1950 da Alan Lomax presso i vecchi artisti dimenticati del delta del Mississippi, e ne trae una raccolta di canzoni, « Blues Everywhere I Go » (2015), poi il programma « The Road to Freedom » (2018). « Mi ci sono voluti una decina d’anni per usare la mia voce come faccio oggi. È un percorso straordinario, grazie a Claude Nobs! » (RTS)
Una voce impegnata
Nata un mese prima della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, Barbara Hendricks ne difende i principi come Ambasciatrice onoraria a vita dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, un ruolo che ricopre dal 1987 e di cui è oggi la decana. Questo impegno risale all’infanzia: cresciuta nel Deep South segregazionista, sotto l’autorità severa di suo padre, un pastore, ha otto anni quando la crisi scolastica dei « Little Rock Nine » le mostra, secondo le sue parole, « i volti dell’odio ». Questa coscienza delle ingiustizie la porta ovunque, in particolare al Festival del film e forum internazionale sui diritti umani (FIFDH) di Ginevra, di cui è madrina e giurata.