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Canzone & varietà

Patrick Juvet

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Patrick Juvet

Nato a Montreux il 21 agosto 1950 e cresciuto a La Tour-de-Peilz, Patrick Juvet (1950-2021) passò dal mondo della moda alla scrittura musicale, compose la musica de «Le Lundi au soleil» per Claude François, prima di diventare lui stesso interprete. Rivelato dall’Eurovisione 1973, ottenne un enorme successo con «Où sont les femmes?», «I Love America» e «Lady Night», co-scritte con Jean-Michel Jarre, che ne fecero una star internazionale. Figlio del posto rimasto legato alla sua regione, tornò a registrare ai celebri Mountain Studios di Montreux, lo studio dei Queen: vi furono realizzate le sessioni vocali di «Still Alive» (1980), e vi incise nel settembre e ottobre 1981 l’album «Rêves immoraux», prodotto dal fonico della casa David Richards.

Patrick Juvet: il figlio di Montreux tornato a registrare dai Queen

Da Montreux ai club americani

Patrick Juvet nasce a Montreux il 21 agosto 1950 e cresce a La Tour-de-Peilz. Suo padre, di origine neocastellana, vi gestisce un negozio di radio e televisori che gli dà presto accesso ai dischi americani; sua madre, originaria della Francia, conduce dal canto suo una carriera politica, fino a candidarsi al Consiglio nazionale. Dopo gli studi di pianoforte al Conservatorio di Losanna fin dalla più tenera età, coronati da un primo premio, questo talento precoce passa brevemente per il mondo della moda prima di diventare autore-compositore: firma la musica de «Le Lundi au soleil», immenso successo di Claude François nel 1972 (État de Vaud).

Notato da alcuni agenti, viene proiettato sul proscenio come interprete. Nel 1973 rappresenta la Svizzera al Concorso Eurovisione della canzone e si esibisce all’Olympia; da allora frequenta le grandi star della musica leggera francese e le rock star anglosassoni di passaggio sulla Riviera vodese. La sua collaborazione con il francese Jean-Michel Jarre, che ne diventa il paroliere, inizia con l’album «Love» (1973) e culmina nel 1977 con «Paris by Night», che contiene «Où sont les femmes?».

Amava raccontare come allora guidasse grandi limousine sulle strade tortuose di Caux per raggiungere lo chalet di Claude Nobs, e come avesse fatto scoprire i club montreusiani a un certo Freddie Mercury, non ancora famoso, che aveva, diceva ridendo, «denti impossibili» (24 heures).

Segue poi la conquista americana: «I Love America» (1978) e «Lady Night» (1979) prolungano questo successo e ne fanno definitivamente una star internazionale. In pochi anni, un ragazzo nato sulla Riviera vodese si ritrova in testa alle piste da ballo newyorkesi; si stabilisce allora negli Stati Uniti.

Il ritorno a casa, nello studio dei Queen

Passata la disco, Juvet torna a registrare dov’è nato. Le sessioni vocali dell’album «Still Alive» (1980) sono realizzate ai Mountain Studios di Montreux.

Vi ritorna l’anno seguente per un disco intero: «Rêves immoraux» è registrato nel settembre e ottobre 1981 ai Mountain Studios, allora di proprietà dei Queen. Alla produzione, David Richards, il fonico della casa, proprio colui che coproduce gli album dei Queen e lavora con David Bowie, con cui Juvet aveva già collaborato.

Il disco esce per Barclay nel 1982.

«Rêves immoraux»: uno scandalo scritto da Dabadie

Per la canzone omonima, Juvet compone la musica e si rivolge a Jean-Loup Dabadie, uno dei grandi parolieri francesi. Dopo due tentativi scartati, Dabadie scrive un testo sulla bisessualità, tutto immagini di sogno e desiderio proibito, seguendo le indicazioni del cantante.

Il singolo esce nella primavera del 1982. Nonostante una forte diffusione radiofonica, il suo contenuto fa scandalo, eppure la Francia aveva appena depenalizzato l’omosessualità. Raggiunge il 42º posto della classifica francese e vende circa 65 000 copie, restando nove settimane in classifica, dal 18 aprile al 13 giugno 1982.

Questo disco, nato nello studio dei Queen a Montreux, resta uno dei più personali della sua carriera.

La casa di Villard e il dopo-disco

La sua casa si trovava nel vallone di Villard, sulle alture di Montreux. Registrò ai Mountain Studios, diventati poi l’esposizione Queen: The Studio Experience.

Patrick Juvet al porto di La Tour-de-Peilz, in riva al Lemano.
Patrick Juvet al porto di La Tour-de-Peilz, in riva al Lemano.

Il declino della disco complica poi la sua carriera: diversi ritorni e diversi album, negli anni Ottanta e Novanta, senza ritrovare lo stesso successo. Verso il 1991 gli capita un contratto insperato per finanziare un album techno: «Ho comprato subito una Rolls-Royce bianca, come il mio vicino, uno dei Bee Gees! Ci salutavamo attraverso il finestrino», raccontava a proposito di quell’episodio senza seguito (24 heures).

Continua tuttavia a esibirsi, con una lucidità tranquilla su ciò che il pubblico si aspetta da lui: «La gente si aspetta che canti “I Love America”. A me non interessa più molto», confidava nel 2007. I suoi brani di punta restano ancora oggi nella memoria di tutti, quelli di un’icona vodese degli anni Settanta.

Tre servizi della RTS, girati nel 1977 e nel 1978, lo mostrano all’inizio della carriera. È morto il 1° aprile 2021 a Barcellona, a 70 anni.

«La solitude», ritratto di Patrick Juvet (RTS, 1977)
«A star is born», servizio RTS (1978)
«Un autographe please», servizio RTS (1978)

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