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Hôtel des Trois Couronnes

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L’Hôtel des Trois Couronnes, sui lungolaghi di Vevey, di fronte al lago.
L’Hôtel des Trois Couronnes, sui lungolaghi di Vevey, di fronte al lago.
Tipo
Hotel storico
Indirizzo
Rue d’Italie 49, 1800 Vevey

Posato sulla rue d’Italie, di fronte al lago e alle Alpi savoiarde, l’Hôtel des Trois Couronnes apre le sue porte il 3 maggio 1842. Secondo palace costruito sull’arco lemanico dopo l’Hôtel des Bergues a Ginevra, per quasi due secoli ha visto sfilare imperatori, zarine e teste coronate, ma anche musicisti. È qui che, nel maggio 1913, alla vigilia di un concerto al Casino du Rivage, Camille Saint-Saëns e Ignacy Jan Paderewski provarono a due pianoforti la « Polonaise » del primo; la casa annovera ancora Pëtr Il’ič Čajkovskij tra le figure musicali legate alla sua storia. Scrittori e cineasti fecero il resto: Henry James vi ambientò il suo romanzo « Daisy Miller » (1879), portato sullo schermo sul posto un secolo dopo.

Un palace sulla Riviera, dal 1842

1842: un palace nato da un castello

L’hotel sorge sui muri del castello delle Belles Truches, una casa fortificata che controllava il piccolo porto attiguo e dove si riscuotevano dazi doganali. Il suo proprietario, Gabriel Monnet, discendente di una lunga stirpe di albergatori veveysani, vuole intercettare i turisti di passaggio e affida i progetti all’architetto veveysano Philippe Franel (1796-1867), a cui si deve anche l’aspetto neogotico del castello dell’Aile.

Franel immagina una hall luminosa forata da vetrate, un immenso pozzo di luce, camere in fila trasformabili in suite. Ben presto il Trois Couronnes guadagna i suoi galloni di palace, il secondo costruito sull’arco lemanico dopo l’Hôtel des Bergues a Ginevra (Musée historique de Vevey; Luigi Napi, storico dell’arte).

La sfilata delle teste coronate

Fin dall’apertura, l’hotel accoglie i grandi di questo mondo. « Vi si videro successivamente gli imperatori di Germania, di Russia, e altri sovrani, in particolare l’ex re Jérôme Bonaparte », racconta l’albergatore Fédia Muller nella sua monografia del 1959. La guida Murray descriveva un cortile pieno di veicoli « dalla carrozza sgangherata del vetturino tedesco al curato coupé del lord inglese e all’imponente equipaggio del principe russo ». Nel 1859 l’imperatrice Alexandra Feodorovna, vedova dello zar Nicola I, affittò l’intero stabilimento per un inverno.

I fasti continuano: il principe di Galles, futuro Edoardo VII, vi soggiorna; nel 1873 lo scià di Persia Naser ed-Din vi cena in compagnia del re d’Olanda Guglielmo III, giunto in incognito. Più tardi, l’Aga Khan III vi celebra il suo matrimonio con Yvette Labrousse. In piena guerra, il direttore Marcel Herminjard deve usare l’astuzia: « Eravamo in piena epoca di restrizioni e l’Aga Khan voleva due carni al pasto, mentre quel giorno di nozze cadeva in un giorno senza carne! », racconta nei suoi « Souvenirs d’un hôtelier veveysan » (1976).

Saint-Saëns e Paderewski a due pianoforti

Il più bel momento musicale della casa si gioca nel maggio 1913. Per le Fêtes musicales de Vevey date in onore di Camille Saint-Saëns, l’hotel ospita prove e ricevimenti. In un salone, prima di un concerto al vicino Casino du Rivage, Saint-Saëns e Ignacy Jan Paderewski provano a due pianoforti la « Polonaise » del maestro francese. Si racconta che Saint-Saëns, nervoso, disse al più giovane: « Lavoriamo, bisogna essere all’altezza! »

Di quell’amicizia musicale resta un’immagine: la fotografia di Saint-Saëns, del direttore vodese Gustave Doret e di Paderewski, ingrandita, orna ancora la reception dell’hotel. La casa annovera anche Camille Saint-Saëns e Pëtr Il’ič Čajkovskij tra le grandi figure della musica legate alla sua storia.

La Salle Camille Saint-Saëns, all’Hôtel des Trois Couronnes.
La Salle Camille Saint-Saëns, all’Hôtel des Trois Couronnes.© Visit Montreux

Da « Daisy Miller » a oggi

L’hotel ha anche la sua letteratura. Alla fine dell’Ottocento, lo scrittore britannico Henry James vi ambienta « Daisy Miller » (1879), la storia di una giovane americana i cui modi dispiacevano agli europei. Quasi un secolo dopo, il regista Peter Bogdanovich viene a Vevey a girare la versione cinematografica, con Cybill Shepherd. « Ogni mattina, la star del film veniva ad abbracciarmi. Un gesto che bastava a mettermi di buon umore per tutta la giornata », ricorda Marcel Herminjard. Anche i fotografi Jeanloup Sieff e Helmut Newton furono attratti dal luogo.

La casa ha prolungato la sua tradizione culturale nel Novecento con ospiti come l’artista e scrittore Sir Peter Ustinov, mentre Charlie Chaplin, insediato lì vicino al Manoir de Ban, incarnava la Riviera del cinema. Di passaggio una ventina d’anni fa, l’attrice Nathalie Baye scrisse nel libro d’oro: « Sono molto felice di essere nel vostro hotel. Ci si sente fuori dal tempo, ed è un bene per sognare. »

Artisti collegati :Camille Saint-SaënsIgnacy Jan PaderewskiPiotr Ilitch TchaïkovskiCharlie Chaplin

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