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Festival ed eventi

Septembre Musical

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Septembre Musical
© Septembre Musical Montreux-Vevey
Tipo
Festival di musica classica
Indirizzo
Av. Claude-Nobs 5, 1820 Montreux

Fondato nel 1946, il Septembre Musical è il versante classico della vita musicale montreusiana, di vent’anni più anziano del Montreux Jazz Festival. Ha portato sulla Riviera le grandi orchestre sinfoniche e da camera del continente, ed è tra i più antichi festival del genere in Svizzera. La sua programmazione si irradia oggi in cinque luoghi emblematici, l’Auditorium Stravinski al 2M2C, il castello di Chillon, il Caux Palace, il Fairmont Le Montreux Palace e il Théâtre Le Reflet, associando sotto il nome Classic & Lab le grandi formazioni a formati più esplorativi. Fu questo festival che, nel settembre 1971, programmò i Pink Floyd al Pavillon: un’audacia rimasta celebre per un’istituzione votata al repertorio classico. Il direttore d’orchestra Josef Krips, che visse a Territet, ne fu uno dei primi grandi donatori e lo diresse sette volte tra il 1952 e il 1971.

Il Septembre Musical, dal 1946 a oggi

1946: un festival nato dall’esilio

La prima edizione si tiene il 6 settembre 1946, al Casino-Kursaal di Montreux. La Svizzera esce allora dal suo isolamento dovuto alla Seconda guerra mondiale, ed è proprio la presenza, sulla Riviera, di musicisti celebri, rifugiati o già stabiliti in una regione rinomata per la sua dolcezza, a dare al fondatore Manuel Roth l’idea del festival: gli basta convincere questi artisti già presenti sul posto a esibirsi. Roth dirigerà il Septembre Musical fino al 1967.

Fin dalle prime edizioni, la presenza di solisti di fama mondiale come Martha Argerich, Arthur Rubinstein, Yehudi Menuhin o Isaac Stern consolida la reputazione internazionale del festival, oggi il secondo più antico di musica classica in Svizzera, dopo quello di Lucerna.

Josef Krips e Arthur Rubinstein, due fedeli del festival

Il direttore d’orchestra Josef Krips, conquistato dalla Riviera durante un ingaggio nel 1952, si stabilisce a Territet quello stesso anno e diventa uno dei primissimi grandi donatori del festival, che dirige sette volte tra il 1952 e il 1971.

Il pianista Arthur Rubinstein, che aveva scoperto la regione soggiornando al Caux Palace già nel 1905, vi partecipa otto volte tra il 1958 e il 1965. Nel 1973, a ottantasei anni, torna a Montreux per ricevervi il Prix mondial du disque, un anno dopo il violinista Joseph Szigeti, anch’egli stabilito sulle rive del Lemano e fedele del festival.

Prova del concerto del 18 settembre 1958, in cui Arthur Rubinstein suonò sotto la direzione di Josef Krips.
Prova del concerto del 18 settembre 1958, in cui Arthur Rubinstein suonò sotto la direzione di Josef Krips.© Collection Gil Frossard
Elisabeth Furtwängler e il direttore Wolfgang Sawallisch a una cena del Septembre Musical de Montreux-Vevey, fotografia di Jean Waldis.
Elisabeth Furtwängler e il direttore Wolfgang Sawallisch a una cena del Septembre Musical de Montreux-Vevey, fotografia di Jean Waldis.© Jean Waldis, Montreux, carte postale

1956: Stravinskij dirige le proprie opere

Nel 1956, Igor Stravinskij dirige egli stesso alcune delle sue composizioni nell’ambito del festival. Questo legame resterà durevolmente inciso nel panorama musicale della Riviera: quando nel 1993 il festival si dota di una sala da concerto di milleottocento posti concepita apposta per lui, essa viene battezzata Auditorium Stravinski in ricordo di quel passaggio.

Il festival visto dalla Radio e Televisione svizzera di lingua francese

Nel corso delle edizioni, il Septembre Musical ha riunito alcuni dei più grandi interpreti del secolo: i pianisti Artur Schnabel, Rudolf Serkin e Robert Casadesus, i violinisti Nathan Milstein e Joseph Szigeti, il violoncellista Pierre Fournier. Il direttore Wilhelm Furtwängler vi diresse anche « Till Eulenspiegel » sotto gli occhi del suo autore, Richard Strauss, seduto in prima fila. Molto presto, la Radio romande diffuse il festival oltre le frontiere e ne conservò i nastri nella sua magnetoteca, a Losanna.

In occasione dei vent’anni del festival, nell’agosto 1965, il fondatore Manuel Roth ripercorre le circostanze della sua nascita e il ruolo della radio nella diffusione dei concerti all’estero.

I vent’anni del Septembre Musical, con il fondatore Manuel Roth, Televisione svizzera romanda, 28 agosto 1965.

Nel 1967, per la ventiduesima edizione, il violinista Isaac Stern prova il Concerto per violino di Felix Mendelssohn con l’Orchestre de la Suisse Romande diretto da Jean Martinon. Di quel bel momento resta negli archivi della RTS soltanto un breve estratto trasmesso nel Carrefour-Soir Information del 4 settembre 1967.

Isaac Stern prova il Concerto di Mendelssohn con l’OSR e Jean Martinon, Carrefour, 4 settembre 1967.

Per i venticinque anni del festival, il compositore vodese Julien-François Zbinden scrive « Lemanic 70 », un’ouverture per coro e orchestra creata il 23 settembre 1970; nel settembre 1977 la trasmissione Agenda lo segue in prova alla direzione della sua opera.

Julien-François Zbinden in prova di « Lemanic 70 », trasmissione Agenda, 16 settembre 1977.

1971: i Pink Floyd al Pavillon

«Il Septembre musical, la più venerabile, la più “dignitosa” delle manifestazioni montreusiane, compie quest’anno la sua piccola rivoluzione», scrive il giornalista Renato Hofer su L’Illustré del 2 settembre 1971. Invitando i Pink Floyd, «mostro sacro della pop music», a esibirsi al Pavillon, il direttore del festival René Klopfenstein fa entrare il lupo nell’ovile. La sua giustificazione sta in una frase: «Le differenze di concezione e approccio tra musica classica, contemporanea, pop e jazz tendono sempre più a sfumare. Alla fine esisterà solo “la musica”. Io sono per quella.» Non ignora affatto lo shock in arrivo: «Certo, i miei abbonati resteranno sorpresi.»

Lo shock, alcuni abbonati lo vivono in effetti male: uno di loro confida al giornalista che invitare questi «drogati» in una sala dove tanti musicisti celebri si sono distinti equivale a uno scandalo, se non a un sacrilegio, e che «loro» suoneranno senza di lui. Klopfenstein stesso non si illude su ciò che l’episodio rivela: «La musica genera un’incredibile segregazione di pubblici e di classi.» Ciò non toglie che i duemila posti del concerto, pur essendo i più cari dell’intero festival, siano venduti da mesi, e che Klopfenstein debba organizzare un secondo concerto, il 19 settembre, per rispondere alla domanda. Le due serate, portate dalla «Atom Heart Mother Suite», saranno pubblicate molto più tardi con il titolo «Live in Montreux».

La recensione del concerto di « L. B. » nella Gazette de Lausanne del 29 settembre 1971.
La recensione del concerto di « L. B. » nella Gazette de Lausanne del 29 settembre 1971.© Gazette de Lausanne, 29 septembre 1971

La stessa edizione: una prima orchestra giapponese, Krips e la musica sacra a Vevey

L’edizione 1971 non si riduce ai Pink Floyd. Montreux saluta il ritorno della Filarmonica Nazionale di Varsavia e accoglie per la prima volta un’orchestra giapponese, la Yomiuri Nippon Symphony Orchestra di Tokyo, la cui esecuzione del Concerto per violino di Brahms, con la giovane prodigio Mayumi Fujikawa come solista, lascia il segno. Due formazioni svizzere completano il cartellone: l’Orchestra sinfonica di Basilea e l’Orchestre de la Suisse Romande sotto la direzione del suo direttore Josef Krips.

Per perpetuare una tradizione ormai consolidata, la chiesa di San Martino a Vevey ospita i concerti di musica sacra, con recital d’organo di Jean Guillou e Lionel Rogg e due prime mondiali, di André Zumbach e di Heinz Marti. Le mura del castello di Chillon risuonano invece delle musiche delle corti di Enrico VIII e di Luigi XIV: a poche centinaia di metri dal Pavillon e dai suoi duemila spiriti liberi, un mondo tutto diverso continua, anche quell’anno, a ritrovarsi.

Nathan Milstein, diciannove volte in cartellone

Secondo festival di musica classica più antico della Svizzera dopo quello di Lucerna, il Septembre musical fu, nei suoi primi decenni, uno dei più grandi d’Europa. «Il pubblico veniva da Parigi, Milano, Monaco…», riassume Laurent Maire, l’avvocato losannese che presiede la Fondation du Septembre musical dal 2013. I recital e i concerti di musica da camera si concentravano a Vevey, mentre la sala del Casino-Kursaal e poi quella del Pavillon, a Montreux, accoglievano le grandi orchestre. L’Orchestre National de Paris e quella del Gürzenich di Colonia ne erano, con il concorso regolare di direttori di primissimo piano, quasi le orchestre di casa.

Alcuni artisti vi presero talmente confidenza da stabilirvisi, come i pianisti Clara Haskil e Nikita Magaloff. Il violinista Nathan Milstein vi si esibì non meno di diciannove volte. Josef Krips ne fu uno dei direttori più fedeli (24 heures, Matthieu Chenal, 5 settembre 2026).

Il violinista Nathan Milstein, uno dei grandi interpreti del Septembre Musical.
Il violinista Nathan Milstein, uno dei grandi interpreti del Septembre Musical.

Da René Klopfenstein alla lenta rinascita

Dopo René Klopfenstein (1968-1983), che aveva osato programmare i Pink Floyd, Yves Petit de Voize dirige il festival dal 1984 al 1995 nello stesso spirito di continuità. È sotto il suo mandato che viene inaugurato, nel 1993, l’Auditorium Stravinski, concepito per accogliere le orchestre in condizioni migliori ma i cui milleottocento posti restano, ancora oggi, una sfida da riempire per il bacino di popolazione regionale. Il suo successore, Christian Chorier (1996-2001), punta tutto sulla voce e sulla musica barocca: cartelloni magnifici, ma poco adatti al luogo e al gusto del pubblico locale, con conseguenze finanziarie disastrose.

Ci vorrà poi la tenacia degli Amici del festival, del direttore Karl Anton Rickenbacher e dei direttori artistici Tobias Richter e poi Mischa Damev per ricostruire, poco a poco, una notorietà e una base regionale, senza poter rivaleggiare con Lucerna o Verbier. « Il magnetismo dei più grandi interpreti è diminuito e l’aura del Septembre musical non è rimasta allo stesso livello, ma Mischa Damev è riuscito negli ultimi anni a restituirgli il riflesso che merita », riassume Jean-François Monnard, che fu direttore aggiunto del festival dal 2007 al 2012 sotto Tobias Richter e ne ha ripercorso la storia in un libro pubblicato per i 70 anni, nel 2016 (In Folio). Adolescente, negli anni Sessanta, aveva assistito a tutte le prove grazie a un favore di Manuel Roth: « Ho visto lavorare Josef Krips, fantastico nella Nona di Beethoven, ma anche Igor Markevitch o Wolfgang Sawallisch con la Filarmonica ceca. Momenti del genere lasciano il segno. Ed è grazie a loro che ho voluto diventare direttore d’orchestra » (24 heures, Matthieu Chenal, 5 settembre 2026).

L’Auditorium Stravinski e il rinnovamento

Oggi il festival riunisce ogni anno circa undicimila spettatori nei suoi cinque luoghi emblematici. Dal 2019, sotto la direzione di Mischa Damev, ogni edizione mette in luce la cultura di un paese diverso, mescolando musica classica, tradizioni popolari, gastronomia e arti visive.

Nel 2024 e nel 2025, mentre l’Auditorium Stravinski era interessato da lavori di rinnovamento, il festival ha lanciato «Classic Lab», un laboratorio creativo che riunisce artisti di primissimo piano: entrambe le edizioni hanno registrato il tutto esaurito.

Il pubblico ha seguito questo spostamento: quasi un terzo degli spettatori delle ultime edizioni aveva tra i 18 e i 30 anni, e circa duemila allievi dagli 8 ai 15 anni vengono accolti ogni anno con le scuole. I biglietti partono da 39 franchi, da 10 franchi per i giovani. Nel novembre 2023, Montreux è entrata nella rete delle città creative dell’UNESCO nella categoria musica (Revue Musicale Suisse, agosto 2026).

2026: l’80ª edizione, dal 8 al 18 settembre

L’80ª edizione, dal 8 al 18 settembre 2026, segna il ritorno del festival all’Auditorium Stravinski dopo due anni di lavori al 2m2c. Dieci concerti si distribuiscono tra i cinque luoghi: Gautier Capuçon e l’ensemble Capucelli al Théâtre Le Reflet, a Vevey; Marina Viotti con il suo progetto «Melankhôlia», che fa dialogare John Dowland e i Metallica, al Caux Palace; Avi Avital e Ksenija Sidorova al castello di Chillon; Kirill Gerstein e Brad Mehldau al Montreux Palace. Daniil Trifonov e Ara Malikian completano il cartellone, quest’ultimo con un programma montreusiano che associa Stravinski e Quincy Jones.

Due serate riassumono lo spirito della casa. Il 14 settembre, il paese ospite, l’Azerbaigian, riunisce duecento artisti attorno alla musica, alla danza e alla tavola. Il 16, all’Auditorium Stravinski, la direttrice Susanna Mälkki dirige l’orchestra Les Siècles, con la violinista Alexandra Conunova, in tre opere composte a Montreux: il Concerto per violino di Čajkovskij, «La sagra della primavera» di Stravinski e «Smoke on the Water» dei Deep Purple, un modo molto montreusiano di ricordare che l’incendio del Casino e «Smoke on the Water» appartengono allo stesso paesaggio delle grandi orchestre (24 heures, Matthieu Chenal, 5 settembre 2026; Revue Musicale Suisse, agosto 2026).

Artisti collegati :Josef KripsCarl SchurichtPink FloydArthur RubinsteinJoseph SzigetiIgor StravinskiClara HaskilNikita MagaloffWilhelm FurtwänglerRichard Strauss

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