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Queen: The Studio Experience

- Tipo
- Mostra
- Indirizzo
- Casino Barrière, Rue du Théâtre 9, Montreux
Ospitata negli autentici Mountain Studios, nel cuore del Casino di Montreux, questa mostra gratuita sostenuta dal Mercury Phoenix Trust fa rivivere gli anni dei Queen. Il gruppo acquistò lo studio nel 1979 e vi registrò sette album, da «Jazz» (1978) a «Made in Heaven» (1995), l’ultimo album completato attorno alle ultime sessioni vocali di Freddie Mercury. Ma la storia del luogo va oltre i Queen: aperto nel 1975, lo studio annoverò i Rolling Stones tra i suoi primissimi clienti, vide nascere «Under Pressure» con David Bowie nel 1981 e l’album «Blah Blah Blah» di Iggy Pop nel 1986. Vi hanno lavorato anche Yes, AC/DC, Chris Rea, Status Quo e Michael Jackson, venuto a mixare «Blood on the Dance Floor» nel 1997. Vi si scoprono la console di registrazione originale, costumi di scena, testi manoscritti e un documentario commovente. Aperto tutti i giorni, ingresso libero.
Il Mountain Studio, mezzo secolo di leggenda
1975: Anita Kerr e Alex Grob
Il Mountain Studio apre le porte il 3 luglio 1975. Nasce dall’incontro di Alex Grob, uomo d’affari svizzero attivo nella musica che gestiva tournée di artisti, e di Anita Kerr, cantante, compositrice e produttrice americana, architetta del celebre «Nashville sound» e più volte vincitrice di Grammy Awards, che aveva lavorato con Elvis Presley, Johnny Cash, Chet Atkins e Roy Orbison. Colpo di fulmine: lei lascia gli Stati Uniti nel 1965 per raggiungere Alex, prima di stabilirsi in riva al Lemano. Il loro grande progetto, fondare uno studio, si concretizza a Montreux: raccolgono due milioni di franchi e lo installano nel Casino ricostruito dopo l’incendio del 1971. Sarà lo studio più importante della Svizzera.
I Rolling Stones lanciano lo studio
Un anno dopo l’apertura, lo studio accoglie i Rolling Stones, venuti a completare «Black and Blue». L’album lancia davvero il luogo, e le star si susseguono: Emerson, Lake & Palmer, Charles Aznavour, Michel Polnareff, Françoise Hardy. Ai comandi, l’ingegnere del suono David Richards, arrivato come assistente, e il giovane Eugène Chaplin, figlio di Charlie.
David Bowie, il recordman
Stabilitosi nel canton Vaud, David Bowie diventa l’ospite più fedele dello studio: vi registra o mixa sette album, a cominciare dal suo capolavoro «Heroes». È lui a portarvi l’amico Iggy Pop, in cerca di nuovo slancio, per «Blah-Blah-Blah». Dalla sua collaborazione con i Queen nascerà anche «Under Pressure», nel 1981.
1979: i Queen acquistano lo studio
I Queen registrano «Jazz» a Montreux nel 1978, poi acquistano lo studio da Alex Grob il 15 luglio 1979; David Richards resta ai comandi. I quattro membri creano tutto insieme, in parti uguali. Freddie Mercury si affeziona a Montreux al punto di viverci quasi fino alla morte. Di questi anni sono «A Kind of Magic» e poi, postumo, «Made in Heaven».
Le sedute dei Queen erano esigenti. David Richards, allora tecnico del suono, ricordava un’indicazione di Freddie: «Voglio che suoni come una mandria di gnu che sfreccia da sinistra a destra.» E aggiungeva: «Ai Queen non interessava ciò che era stato fatto prima. Il gruppo cercava sempre qualcosa di nuovo; bisognava inventare il modo.» (Queen Online)
Gli album leggendari
Quasi trecento dischi sono stati incisi al Mountain Studio, molti dei quali entrati nel pantheon: «Black and Blue» dei Rolling Stones, «Jazz» dei Queen con «Bicycle Race», «Heroes» di David Bowie, «Blah-Blah-Blah» di Iggy Pop, «Going for the One» degli Yes (di cui Rick Wakeman registrò le parti d’organo al Temple Saint-Martin de Vevey), «Works Volume 1» di Emerson, Lake & Palmer, «Bonzo’s Montreux» dei Led Zeppelin, «On the Beach» di Chris Rea o «Fly on the Wall» degli AC/DC.
L’ultima partenza, 10 novembre 1991
Freddie Mercury registra le sue ultime voci in studio alla fine di maggio 1991, su «Mother Love». Torna ancora a Montreux alcune volte. Ne riparte per l’ultima volta domenica 10 novembre 1991: muore a Londra quattordici giorni dopo.
Dalla chiusura alla mostra
Nel 1993, David Richards acquista il Mountain Studio; deve trasferirlo ad Attalens nel 2001, quando il gruppo Barrière rileva il casino. Oggi onorato con una statua nei giardini del casino, si spegne nel 2013, poco dopo l’apertura, nella sala originale, della mostra «Queen: The Studio Experience», sostenuta dal Mercury Phoenix Trust. Vi si scopre la sala di controllo originale, con costumi di scena e testi manoscritti. Ingresso libero, tutti i giorni.
La mostra ha aperto il 2 dicembre 2013, vigilia della Giornata mondiale contro l’AIDS. Ricostruisce fedelmente l’ex sala di controllo e riunisce gli archivi del gruppo: testi manoscritti, strumenti e costumi di scena dei musicisti, scatole di nastri annotate. È firmata dall’archivista ufficiale dei Queen, Greg Brooks, e dallo studio londinese Marmalade London, con il sostegno della Fondation du Casino Barrière.
Al suo centro, la sala dove Freddie registrò le sue ultime voci, con il microfono originale. Alla console di David Richards, ognuno compone la propria versione di «Made in Heaven»: tenere solo la voce di Freddie, oppure togliere chitarre e batteria.

2022: «Face It Alone», lo studio ricostruito
Nell’ottobre 2022 esce «Face It Alone», registrato durante le sessioni di «The Miracle», nel 1988, e rimasto inedito per tre decenni. È il primo brano dei Queen con la voce di Freddie Mercury dopo otto anni. Brian May lo descrive come «bello e toccante», Roger Taylor come un piccolo gioiello.
Il video, firmato Simon Lupton, ricostruisce i Mountain Studios di Montreux e mescola animazione e immagini dei video che il gruppo girava allora. «L’intenzione era creare, al di là di come si possano interpretare le parole, un video brioso che celebrasse il fatto che il periodo in cui questa canzone fu registrata è stato uno dei più prolifici e coesi della storia del gruppo», spiega. (Fonte: queenonline.com)
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